La presente Petizione Popolare, redatta ai sensi dell’art. 50 della Costituzione, intende richiamare l’attenzione delle Camere su un nesso drammaticamente attuale: la crisi economica e la corsa al riarmo si alimentano a vicenda, mentre i diritti sociali vengono sacrificati.Per questo chiediamo un cambio di rotta immediato e verificabile.
NOI, CITTADINI SOTTOSCRITTORI DELLA PRESENTE PETIZIONE,
–tutti i report dei principali centri studioeconomici italiani e internazionali (Banca d’Italia, Rapporto di Previsione di primavera 2026 del Centro Studi Confindustria, IMF-World Economic Outlook)[1],delineano un quadro preoccupante per l’economia europea e del nostro Paese, a causa del forte aumento del prezzo di petrolio e gas, innescato dalla guerra di USA e Israele contro l’Iran: si prospetta un pesante taglio alla spesa sociale, mentre i salari reali saranno falcidiati da un’inflazione crescente, con un peggioramento complessivo della vita dei cittadini e impoverimento della società;
–la guerra (dal Medio Oriente all’Ucraina, dall’America Latina all’Africa) è oggi tra le cause fondamentali della crisi economica;
–l’Italia è sempre più impegnata come cobelligerante nella guerra contro la Russiae continua a supportare, nonostante alcuni distinguo, Israele nei suo attacchi genocidari contro la popolazione palestinese, nonché contro Libano, Siria, Iran;
–l’Italia, come confermano gli atti parlamentari,aderisce pienamente al piano di riarmo della UE, mantenendo la centralità della NATO quale “pilastro fondamentale della sicurezza euro-atlantica”[2], e indirizzandosi verso l’industria europea integrata degli armamenti e un’economia e società di guerra. La guerra, da stato d’eccezione, diventa fattore strutturale di investimento economico;
–l’Italia, in conformità col dettato costituzionale, in particolare l’Articolo 11,dovrebbe porsifuori da ogni guerra e proporsi come ponte di pace e cooperazione nel mondo,orientando la propria economia verso lo sviluppo sociale e non in funzione del militarismo e della guerra, né sprecare le proprie risorse nel sostegno alle guerre di altri Paesi;
CHIEDIAMO AL PARLAMENTO DI DELIBERARE:
– Che l’Italia receda dall’impegno con USA e NATO di portare la spesa militare al 5% del PIL entro il 2035, nonché dal piano ‘Rearm Europe/Readiness 2030’ di 800 mrd, e che i fondi europei di coesione siano utilizzati esclusivamente per il loro scopo e non dirottati verso investimenti militari.Oggi la spesa militare italiana si attesta intorno all’1,5% del PIL. Portarla al 5% significherebbe oltre 100 miliardi di euro all’anno sottratti a sanità, scuola, trasporti pubblici e politiche abitative.
– Diinterrompere immediatamente qualsiasi sostegno economico e militare all’Ucraina nella guerra contro la Russia. A Kiev la UE ha già dato quasi 200 mrd di euro[3](con un esborso per l’Italia, che contribuisce alla UE per circa il 12%, di 23 mrd di euro), mentre l’Italia per suo conto ha versato al governo Zelensky oltre 3 miliardi di euro[4], una somma enorme sottratta alla spesa sociale.L’Ucraina, d’altra parte, è divenuta– grazie ai fondi versati da Italia e UE –un Paese esportatore di armi, non solo in Europa (cfr. gli accordi con la Germania per 4 mrd di euro[5], e con l’Italia[6]) ma anche nei Paesi del Golfo e in Arabia saudita[7], che sono supporto a USA e Israele per la guerra contro l’Iran; per cui l’Italia e la UE, pur non partecipando direttamente alla guerra contro l’Iran, ne sono indirettamente sostenitori attraverso le armi fornite da Kiev.
Source: Global Research